Cosa succede all’economia e alle pensioni se non c’è un’espansione demografica?

Vi siete mai fermati a osservare che la nostra piramide demografica non è più una piramide, ma ha piuttosto la forma di un abete con una base ovviamente stretta? Vi siete mai chiesti se il nostro sistema socio-economico è concepito per essere sostenibile in un ambiente di declino demografico? Pensate che la pensione di un pensionato, in quanto diritto acquisito, sia garantita di per sé?

Se queste domande vi tormentano ogni volta che leggete la stampa, penso che vi interesserà l’analisi di oggi perché, essendo un lavoratore della classe media con notevoli vincoli finanziari, un servo ha bisogno della sua futura pensione tanto quanto chiunque di voi, ed è per questo che la questione riguarda tanto me quanto voi. Il punto è che, per quanto abbiamo bisogno della nostra pensione, ciò non significa che l’avremo necessariamente, almeno non in misura dignitosa. Questo dipenderà, più di quanto dobbiamo credere, dalla futura sostenibilità del nostro sistema socio-economico, che, come analizzeremo, dipende in gran parte dalla crescita o dal declino della popolazione del Paese.

Tipi di sistemi pensionistici

Inizieremo analizzando uno dei sistemi in cui una situazione di declino della popolazione può avere il maggiore impatto: il sistema pensionistico. Questo perché con l’aspettativa di vita di oggi e l’attuale età pensionabile, un sistema pensionistico è uno sforzo molto significativo per qualsiasi economia e società che ne abbia uno. Tanto che, ad esempio, nei bilanci generali dello stato spagnolo per il 2015, la voce di bilancio per il pagamento delle pensioni è stata la più grande spesa e ammontava a 131.658,93 milioni di euro, ovvero un impressionante 37,9% della spesa totale, come si può leggere in questa notizia.

Ci sono sistemi pensionistici “pay-as-you-go” e “alla cilena”

Per contestualizzarci, vi riassumo brevemente che, in linea di massima, esistono due tipi di sistemi pensionistici. Da un lato ci sono i sistemi pensionistici “alla cilena”, e dall’altro i sistemi “pay-as-you-go”, con modelli ibridi tra i due. Il primo di questi, come suggerisce il nome, è il sistema pensionistico in vigore in Cile, e consiste in un lavoratore che contribuisce per tutta la sua vita lavorativa alla propria pensione futura al momento del pensionamento. D’altro canto, i sistemi “pay-as-you-go” sono quelli attualmente in vigore nella maggior parte dell’Europa occidentale e si basano sul fatto che i contribuenti in età lavorativa pagano le pensioni dei pensionati esistenti con i loro contributi, da cui il loro nome.

Andando al sistema che ci interessa di più (perché è quello che esiste in Spagna), va detto che ovviamente la sostenibilità di un sistema “pay-as-you-go” è inevitabilmente legata all’esistenza di un numero sufficiente di giovani contribuenti per poter sostenere il costo della pensione di coloro che non sono più in età lavorativa e quindi non solo non contribuiscono, ma ricevono anche dallo Stato. Ma contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questo deve essere il caso anche se si dispone di un sistema “a la chilena”, dove un contribuente per tutta la vita ha accumulato dei fondi che gli vengono restituiti sotto forma di un’indennità mensile al momento del pensionamento.

Come si può vedere nel grafico animato qui sopra, la piramide della popolazione spagnola non è più tale, ma ha la forma di un abete con un tronco ovviamente molto più stretto rispetto all’inizio della chioma, attualmente intorno alla fascia di età della quarantena. Sia l’evoluzione che la forma del grafico della popolazione, a cui va aggiunta l’evoluzione dell’aspettativa di vita nel grafico superiore, mostrano chiaramente l’insostenibilità e l’impossibilità futura di un sistema in cui non ci saranno abbastanza giovani contribuenti per mantenere una pensione decente per quei numerosi baby boomer, la cui ampia linea di popolazione si sta muovendo con sfida e inesorabilmente verso l’età pensionabile.

La necessità di “inflazione delle attività

Nel regime pensionistico “alla cilena”, che a priori potrebbe sembrare rendere il sistema pensionistico indipendente dalla crescita della popolazione, la prima impressione non è affidabile, poiché i fondi che un contribuente accumula nel corso della sua vita saranno investiti in attività che, se vogliono avere un rendimento positivo al momento del pensionamento, devono subire una certa “inflazione di attività” in modo che il loro prezzo aumenti per tutta la vita del contribuente. Ciò può avvenire solo se il numero dei contribuenti aumenta di anno in anno in modo tale che vi sia una domanda incrementale di attività che fa salire i prezzi delle attività, oppure se i nuovi contribuenti più giovani hanno risorse economiche crescenti e la loro corrispondente capacità di domanda è maggiore di anno in anno.

Il nostro attuale sistema socio-economico non può sopravvivere senza la crescita della popolazione

L’alternativa dei giovani con un potere d’acquisto sempre maggiore si è ormai dimostrata, credo, non essere la realtà che si impone ai nostri sistemi socio-economici, lasciandoci, ancora una volta, con l’unica alternativa della crescita demografica.

La deflazione è uno scenario economicamente insostenibile

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Per i non qualificati, va notato che la suddetta “inflazione patrimoniale” è necessaria non solo perché un nuovo pensionato riceva un rendimento positivo. In linea di principio, si potrebbe pensare che i più lungimiranti, anche a costo di perdere denaro nel tempo, preferirebbero uno swap di rendimento in cambio della sicurezza di ottenere un’indennità al momento del pensionamento. Ma il problema è che la “deflazione degli attivi” non incoraggia affatto il risparmio, gli investimenti o il funzionamento complessivo dell’economia, il che lo rende uno scenario da evitare anche se ci sono persone disposte (e capaci) di assumere un rendimento negativo in cambio di una futura allocazione e di una vecchiaia più dignitosa.

Oltre alle pensioni, c’è il funzionamento generale dell’economia. Contrariamente ad alcune credenze popolari secondo cui un calo generalizzato dei prezzi va a beneficio del consumatore, gli ambienti deflazionistici finiscono per essere catastrofici per l’economia, come abbiamo discusso in questo articolo. Come abbiamo concluso all’epoca, il costante deprezzamento dei cespiti ha un impatto molto negativo sul tessuto socio-economico, ritardando le decisioni di acquisto, facendo sì che le imprese debbano affrontare una costante diminuzione del prezzo dei loro prodotti e servizi, pur avendo costi fissi, che si traduce in un deterioramento del funzionamento delle imprese, e finisce per distruggere ricchezza e posti di lavoro, con il conseguente costo sociale.

L’unica alternativa è la crescita della popolazione, ma è sostenibile?

A questo punto, potremmo dover supporre che, per la sostenibilità del sistema attuale, la popolazione di un paese non può e non deve smettere di crescere e crescere. Ora, ciò che deve essere pianificato allora è se la crescita della popolazione all’infinito e oltre è sostenibile. È ovvio che sia il consumo di risorse naturali che la limitazione della produzione alimentare fanno sì che questa alternativa prima o poi abbia un chiaro limite di tempo.

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Questa crescita sostenuta ha un impatto sempre più importante sull’ambiente e sul consumo delle risorse naturali del pianeta, ovviamente limitate. Questo sviluppo esponenziale è insostenibile a lungo termine, quindi qual è la soluzione a lungo termine? Ebbene, ne trovo solo alcuni che oggi rasentano la fantascienza e che non dovrebbero essere esposti in un forum come questo, che ha i piedi per terra. Quello che vi dirò è che questo è probabilmente il motivo per cui Stephen Hawking ha dato la sua famosa citazione che diceva: “La razza umana dovrà lasciare la Terra se vuole sopravvivere.

Affrontare questo problema ha un enorme costo elettorale a breve termine

Pertanto, concentrandosi sul breve e medio termine, che è l’unica soluzione a breve termine, dato il volume delle pensioni nel bilancio dello Stato e la sua limitata capacità di espansione, la futura indisponibilità di un sistema esclusivamente a ripartizione significa che un sistema misto deve essere considerato come l’unica alternativa. Ma naturalmente dovremmo iniziare a far capire ai baby boomer che dovrebbero iniziare a pensare a piani pensionistici integrativi, che molti non possono permettersi, e in ogni caso significa un alto costo elettorale a breve termine per il politico che farà una dichiarazione su questo tema, e con benefici per una futura legislatura troppo lontana che darebbe ritorni ad altri. Per non parlare della grande ingiustizia che si commenta con molte generazioni che devono (se possono) contribuire a un piano pensionistico complementare, quando hanno contribuito per tutta la vita al sistema “pay-as-you-go” per il godimento degli altri.

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La questione del declino demografico, della sostenibilità del sistema pensionistico e della sostenibilità economica dei nostri sistemi socio-economici in un contesto di declino demografico è probabilmente una delle maggiori sfide a lungo termine che la nostra società e la nostra economia devono affrontare. Non iniziare ad affrontare questo problema il prima possibile potrebbe portare ad una disastrosa emergenza sociale in cui si comincia a vedere i lavoratori anziani, in cattive condizioni fisiche e di salute, massicciamente costretti a rientrare nel mercato del lavoro per integrare la loro magra pensione, come sta già cominciando ad accadere in altri paesi, come si può leggere in questa recensione.

Già nel 2002, il 24% dei pensionati statunitensi di 77 anni aveva bisogno di lavoro

In realtà, esistono già statistiche ufficiali rivelatrici sull’argomento, come quelle contenute in questo articolo, che forniscono il dato scioccante che negli Stati Uniti, già nel 2002, quasi il 30% dei 73enni in pensione era impegnato in qualche tipo di attività lavorativa, e per i settantasettenni la percentuale di lavoratori era solo del 24% circa. Come potete vedere, l’immagine di un anziano che vende biglietti per il museo o che serve coca-cola al McDonalds è qualcosa che si vede di solito in alcuni paesi del mondo, e non c’è bisogno che vi dica che gli stipendi che riceve per il suo lavoro non sono esattamente altissimi. Come pubblicato dal New York Times, se un pensionato rientra nel mercato del lavoro, lo fa per almeno il 25% in meno del suo ultimo stipendio; e questo nonostante il crescente sforzo che comporta, visto il deterioramento della loro condizione con l’avanzare dell’età.

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La cosa peggiore è che la maggior parte di coloro che non sopravvivono in una situazione al limite della povertà, se non vi entrano direttamente: come si può leggere nel precedente articolo, il 49% dei lavoratori americani della classe media si troveranno a lottare per il pensionamento con un budget alimentare di circa 5 dollari al giorno. Non sentitevi lontani da loro. Se sei un baby boomer, a meno che i nostri politici non prendano il toro per le corna il prima possibile, molto probabilmente sarai spinto verso una fine simile. Ma, all’interno dei cattivi presagi proiettati dalla situazione demografica e socio-economica, cerchiamo di essere costruttivi e di fornire soluzioni, anche se non sono necessariamente buone soluzioni, la verità; sono solo la cosa “meno peggiore” che ci può capitare.

A medio termine, l’unica soluzione per avere una pensione decente è pensare ad avere figli, non più pensare a loro che si prendono cura di te personalmente, ma pensare alla sostenibilità complessiva del sistema. Ma naturalmente, gli alti costi che questo comporta nel mondo di oggi pesano come una pietra, oltre all’ulteriore inconveniente di quanto poco sia resa più facile la complicata vita quotidiana di avere figli, soprattutto in Spagna. Sembra che questa non sia l’alternativa che la maggior parte degli spagnoli ha scelto, almeno quelli appartenenti a una classe media che aspira a fornire certe comodità e un’adeguata educazione ai propri figli, e che inoltre non riesce a conciliare la loro vita lavorativa e si lascia sovraccaricare da acquisti e servizi necessari per vivere semplicemente con standard minimi di qualità.

In questo modo abbiamo che cento anni fa le famiglie che avevano più figli erano quelle con meno risorse, e oggi a questo segmento si sono aggiunte le classi superiori. Il resto, che ha messo in pericolo la classe media, non può permettersi di avere tutti i figli che vorrebbe, sia per l’alto costo economico, sia per l’ingestibile costo personale. E il problema è che, dato il carattere ancora maggioritario della classe media nelle società occidentali, la sostenibilità dell’intero sistema dipende proprio da loro.

 

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